17 marzo 2012

Questo non è il blog che state cercando



La mia presenza online negli ultimi tempi sta cambiando. Non mi trovate più in certi posti. Mi trovate più spesso in altri posti.

Il motivo principale è che ho poco tempo e poche risorse da dedicare alla presenza online. E, nel tempo, ho sempre meno cose da dire su certi argomenti (informatica, programmazione, tecnologie, interfaccia utente) e sempre più cose da dire su altri argomenti.

Contrariamente ad ogni logica, non mantengo i vecchi blog. Sono cosciente che si tratta di un bel rischio e perderò tanti accessi ma in questo momento sento la necessità di rinnovare tutto. E poi i rischi mi piacciono. E delle statistiche degli accessi mi interessa relativamente poco.

Ecco, quindi, che nascono oddlygeek e il gemello italiano stranamentegeek. Si tratta di blog in cui esprimo il mio punto di vista su fantascienza, italianità, letteratura, cibo e altre cose belle. Probabilmente niente programmazione.

Se la cosa non vi disgusta troppo, quelli sono i posti dove possiamo incontrarci.

Ciao.

13 febbraio 2012

HTML5, applicazioni native, e l’alba di un conflitto di interesse

search-marketplace-app

Parliamo di HTML5 e applicazioni native.

Puoi scegliere una strada o un’altra. O un ibrido delle due. Con una puoi coprire piattaforme multiple con un unico progetto. Con l’altra puoi monetizzare senza grandi sforzi. Con l’una puoi aggirare regole, limitazioni e costi dei marketplace. Con l’altra puoi sfruttare al meglio l’hardware sottostante. Ci sono pro e contro nel seguire una strada o l’altra.

Diciamo che, per ora, le applicazioni HTML5 non sono ancora in concorrenza con le app native (c’è chi dice “perché non scrollano con fluidità”).

Diciamo che, qualora le applicazioni HTML5 dovessero aumentare di importanza e diffusione, si imporrebbe un adeguamento delle caratteristiche degli Internet Browser per supportare nuove funzionalità, maggiori possibilità di input dall’utente, un accesso più spinto al client, ecc. ecc.

Diciamo che, in un futuro non troppo remoto, le applicazioni HTML5 potrebbero andare ad intaccare o addirittura a minacciare il mercato delle app native.

Ecco. Ora andiamo a controllare un secondo chi controlla i marketplace delle app native, guadagnando in media un terzo del costo dell’app per ogni acquisto. Non limitiamoci solo ad una piattaforma, guardiamone almeno tre. Vi vengono in mente tre nomi ? Un aiuto. Apple, Microsoft, Google.

Ora, andiamo a vedere se questi Apple, Microsoft, Google sviluppano anche degli Internet Browser.

Risposta positiva. Coprono anche, congiuntamente, la maggioranza del traffico web con Internet Explorer, Chrome e Safari.

Ora poniamoci un’ultima domanda.

Se l’HTML5 ha bisogno degli Internet Browser, e l’HTML5 va in concorrenza con i marketplace, e chi gestisce i marketplace sviluppa gli Internet Browser, come andrà a finire ?

HTML5 avrà un futuro solo dove non ci sarà questo conflitto di interesse ?

Che ne pensate ?

8 febbraio 2012

Killerprogetto - witness-cam

Conoscete le marche temporali ?

Sono una sorta di firma digitale abbinata ad un timestamp, un’indicazione univoca di una data ed ora ben precisa abbinata ad un documento. Sono rilasciate da ente certificatore e sono acquistabili a pacchetti, di solito ad un costo abbastanza basso.

A cosa servono ?

Tramite un protocollo protetto potete inviare alla cosidetta ‘timestamping authority’ un qualsiasi file, ed ottenerne la marca temporale che consiste in un pacchetto digitale contenente la hash del file insieme al timestamp relativo al tempo di esecuzione dell’azione.

La marcatura temporale, attenzione, ha valore legale e il riferimento temporale è opponibile a terzi (Codice dell'Amministrazione Digitale, D.Lgs. n. 82/2005). Potete quindi usarla come prova del fatto che alla data in questione esisteva quel documento.

Se siete tecnicamente disinibiti potete costruire diversi servizi di nicchia basati sull’uso delle marche temporali, in base a diverse esigenze che possono emergere.

Potete prendere esempio di servizi già esistenti. Ad esempio PrimoAutore, un servizio online che, per un costo abbastanza contenuto, vi permette di certificare la bozza del vostro ultimo romanzo ad una certa data. Un buon sistema per proteggere in anticipo la vostra proprietà intellettuale dal rischio di plagio, nel caso vogliate mostrare anche parzialmente il frutto delle vostre fatiche.

Il concetto ‘file certificato ad una certa data con valore legale’ si presta in effetti a tanti usi, non solo relativi ai singoli documenti.

Immaginiamo di utilizzare una videocamera in grado di registrare un video e, automaticamente, tramite connessione internet, ottenerne la marcatura temporale. Se la videocamera fornisce meccanismi di protezione abbastanza sofisticati da permettere la sicurezza dell’integrità del video dal momento della registrazione al momento della marcatura, ecco che abbiamo uno strumento piuttosto interessante da usare come vero e proprio ‘testimone’ di eventi.

Girate un video. La camera lo certifica. Al momento dell’ok quel video è una prova legale. Mica male.

Ecco quindi un nuovo killerprogetto.

Chiamiamolo ‘the witness-cam’.

l mercato probabilmente è ristretto ma gli sviluppi, se ve la giocate bene, sono molto interessanti.

Qualche tentativo c’è già stato, ma non mi sembra esattamente la stessa cosa. Tenete a mente che non ci sono tecnologie nuove da nessuna parte, e che la ‘sfida tecnica’ è quella di garantire la sicurezza dell’integrità del filmato almeno fino a quando ottenete la marca temporale.

Probabilmente si può fare una cosa simile anche con una app per smartphone di ultima generazione. Il mercato sarebbe sicuramente più vasto. Ma forse lavorando esclusivamente sul software diventa meno sicuro ‘blindare’ la registrazione video.

Che ne dite ?

6 febbraio 2012

Aggiornamento sui podcast da seguire–fantascientificast

Veloce ma doveroso aggiornamento al post sui podcast da seguire.

Il 31 gennaio scorso è iniziata, con la pubblicazione dell’episodio #1, la storia del podcast di fantascienza Fantascientificast.

Nato come sorta di spin-off dell’ottimo Scientificast, vede tra gli speaker Paolo Bianchi, Omar Serafini, Alessandro Martellotta e il cyber professore digitaliano Massimo De Santo.

Interessante la suddivisione dell’episodio in ‘quadranti’, in cui ogni quadrante identifica una area di interesse specifica della fantascienza (che in realtà non ho ancora inquadrato perfettamente).

Inutile dire che si tratta di un appuntamento imperdibile per ogni vero appassionato di fantascienza e che, se i contenuti si mantengono al livello dell’episodio #1, si tratta di uno dei podcast italiani migliori in assoluto.

Complimenti agli autori, quindi, e in bocca al lupo per i prossimi (spero tanti) episodi.

11 gennaio 2012

Impress.js per creare slide di effetto

 

minddriven-logo-impress

Avete intenzione di creare qualche presentazione efficace (non stunningjaw dropping, però) senza finire con il solito PowerPoint ma senza nemmeno impazzire dietro a codice complicato e ingestibile ?

Impress.js potrebbe fare al caso vostro.

Impress.js è un framework di presentazione realizzato in javascript che sfrutta le transition e le transform di CSS3 per realizzare delle slide di effetto non lineari.

E’ basato sull’idea che sta dietro al servizio prezi.com ma si distingue per qualche particolare, tra cui la licenza open source MIT e un codice sorgente pulito ed efficace.

Un paio di esempi ‘veri’ di slide realizzabili con Impress.js li trovate con la presentazione ufficiale e con la presentazione di John Polacek sul responsive web design.

Mica male, vero ?

Il progetto è interessante e da tenere d’occhio. Ad una veloce analisi mi vengono in mente questi pregi e difetti.

Pregio: pulizia e facilità di uso

Con un file HTML, un foglio di stile e una libreria javascript si è in grado di realizzare la propria presentazione.

L’approccio è minimalista e proprio per questo si tratta di uno strumento facile da usare, integrare, modificare. Il formato scelto per modificare i contenuti delle slide è veramente semplice, ed è possibile ottenere buoni risultati anche senza un IDE.

Pregio: niente lato server

E’ tutto client side, per cui è più facile portare in giro il componente e (perché no ?) anche lanciare la slide localmente, senza necessità di avere una connessione attiva.

Difetto: compatibilità con i browser

La compatibilità è garantita con un numero di browser minimo, visto che si parla solo di Chrome/Chromium, Safari 5.1 e Firefox 10. Il mobile sembra escluso (se volete una presentazione simile su iPad, provate prezi.com).

Sicuramente non è un componente da inserire, almeno per ora, su una landing page, visto che una percentuale troppo bassa di utenti ne trarrebbe utilità. Però, dovendo mostrare una presentazione di effetto con il proprio laptop, mi viene da pensare che possa essere interessante sperimentarlo.

Idee

La prima cosa che mi viene in mente è la possibilità di rendere più dinamica la pagina di descrizione delle slide con dei contenuti ottenuti esternamente.

Mi sembrerebbe molto simpatico, tanto per fare un esempio, presentare una startup mostrando i dati reali, sempre aggiornati, sul numero di utenti attivi e premium.

Una integrazione con Mustache renderebbe inoltre questa dinamicità di contenuti ancora più semplice e immediata.

Che ne dite ?

9 gennaio 2012

Userinterfaccia – ROUND UP – trucchi e regole dagli ultimi post (9)

Anche stavolta l’ultimo ROUND UP è dell’anno scorso … sono proprio scarso come blogger !

Mi metto di nuovo in pari. Ricordo ai gentili lettori che gli UserInterfaccia ROUND UP sono estratti di ‘regole’ e ‘pattern’ (il virgolettato è d’obbligo) presi dagli ultimi post del filone UserInterfaccia.

1. Da Rimino. Le interfacce touch tornano umane scopriamo che ci sono tante idee completamente nuove da applicare agli smartphone della prossima generazione, e che una interazione hardware / software molto più creativa e spinta può dare sviluppi interessantissimi. Ma soprattutto che “Uno strumento veramente smart certe situazioni le capisce da solo, senza indicazioni dall’utente. E agisce di conseguenza.”

2. Da Il bottone che non fa nulla. O quasi. ricordiamo per l’ennesima volta che “non fornire un feedback ad una operazione di input il più delle volte è un vero e proprio bug”.

3. In I bambini e le interfacce touch ci facciamo mostrare dai bambini che “le interfacce touch sono più dirette perché non hanno intermediari tra l’operatore e l’oggetto con cui interagire”.

4. Da Peccati di orgoglio di UX. Non chiedere informazioni all’utente. notiamo che “Un conto è evitare di assillare l’utente con domande stupide, e un conto è evitare di porre domande davvero utili ai fini dell’esecuzione. Cosa preferite ? Omertà e malfunzionamento o una conferma in più ?”.

5 gennaio 2012

Stunning Applications ! Visually Stunning components !


stunned-search

Se un giorno dovessi davvero usare il termine ‘stunning’ per definire un’interfaccia utente, abbattetemi.

So che l’uso di ‘stunning’ in inglese è leggermente diverso (e fortunatamente ha una connotazione più positiva) dalla pura traduzione letterale del termine in italiano, ma immaginarmi utenti boccheggianti e/o storditi di fronte alla mia ipotetica nuova applicazione mi ha sempre fatto sorridere.

No, grazie. Gli effetti speciali li lascio all’industria cinematografica e al massimo a quella dei videogiochi.

Preferisco avere utenti lucidi, in buona salute, tranquilli mentre fanno il loro lavoro di sempre.

Senza nemmeno accorgersi dell’interfaccia utente che stanno usando.

3 gennaio 2012

5 Veloci previsioni tecnologiche per il 2012

Tutti giocano alle previsioni ? Anch’io ! Previsioni tecnologiche ! Buttate giù al volo, perché comunque tra un anno le avremo scordate tutte ...

1. Un anno difficilissimo. Per l’Italia.

Dire che sarà un anno difficile sembra banale. Aggiungo che sarà un anno particolarmente difficile per noi italiani, costretti ad annaspare ancora di più mentre altri paesi ricominceranno a vedere la luce e a crescere. Il divario aumenterà, ne sono certo.

Fuga di cervelli ? Emorragica.

Posizione dei media italiani ? Tutto va bene, siamo forti.

Invidia per gli altri paesi ? Tanta.

2. L’anno della TV interattiva

Questa previsione è facile facile.

La ‘genialata’ tecnologica dell’anno sarà la TV interattiva. Metto genialata tra virgolette perché il prodotto non sarà niente di più di quello che riusciamo a mettere in piedi, oggi, con un buon set top box. Il grande pubblico, però, queste cose ancora non le conosce (e poi ci sono le olimpiadi) ed ecco la novità del 2012.

Corollario. Si parlerà sempre di più di 10-foot user interface. Così ci saranno nuove idee per post di tipo UserInterfaccia. Questo mi rende felice.

3. Microsoft ? Uhm. Windows Phone ? Uhm, uhm.

Microsoft se la vedra’ brutta. Soprattutto sul fronte smartphone.

Windows Phone 7, per quanto valido come prodotto, dovrà decollare trainato da buon hardware (e guadagnare quote su Android, RIM, Apple) oppure morire in silenzio. Non riuscirà a sopravvivere ad un altro anno di limbo come il 2011.

Windows 8, se e quando uscirà, subirà le stesse difficoltà anche se in misura minore (lato desktop Windows non ha ancora perso così tante quote di mercato).

4. RIM ? R.I.P. !

Se Microsoft guadagnerà quote di mercato nel settore mobile, sarà quasi sicuramente a spese di RIM. Che finirà in mano a qualcun altro.

5. Il web ? Sempre in salute.

Chi sopravviverà in buona salute ? Il Web.

Certo, dovrà resistere a qualche siluro che verrà dalle major, dai media tradizionali, dai detentori di diritti di autore, dagli ecosistemi di app, e anche da qualche governuccio. Ma ha le spalle larghe, e resisterà con la forza che è tipica del web stesso. Velocità, flessibilità, apertura, una marea di utenti e persone che continuano a svilupparlo e a farlo crescere.

31 dicembre 2011

Proprietari dell’ultimo miglio. Davvero una buona idea ?

Alcuni provider indipendenti italiani, rappresentati da Assoprovider, propongono di consentire ai cittadini di acquistare l'ultimo Miglio di pertinenza del proprio immobile. In pratica con un esborso stimato in circa 500 euro gli utenti potrebbero diventare proprietari della tratta di cavo che connette le centrali telefoniche (di zona o di quartiere) al proprio appartamento.

Ad alcuni è sembrata una buona idea.

A me no. Perché ?

1. Una delle motivazioni (sentita su un episodio del podcast 2024) per cui il cittadino dovrebbe sobbarcarsi questa spesa è il fatto che nessun altro se la vuole prendere. Ma chi ha detto che il cittadino ha questi soldi da spendere ? Il cittadino privato non è un deep pocket.

2. Se si tratta di investimento, quale è il ROI ? Che beneficio in termini economici avrebbe questo investimento ? Nessuno lo sa dire. E ci sarebbero davvero benefici ?

3. La proprietà non implica il servizio. Cosa significa possedere l’ultimo miglio ? Chi fa manutenzione ? A che costo ?

4. Ho sentito affermare, sempre nello stesso episodio del podcast 2024, che una delle motivazioni per possedere l’ultimo miglio sta nella facilità e nel controllo con cui poi si potrebbe passare di operatore in operatore.
Ma il problema del passaggio di operatore non è nella proprietà o meno dell’ultimo miglio. Il problema è nel contratto del servizio, che ovviamente tende a legare l’utente e a rendere il meno agevole possibile l’abbandono dell’attuale provider verso un nuovo fornitore di servizio.
Chi ci assicura che i contratti saranno diversi una volta ‘proprietari’ dell’ultimo miglio ?

Che ne pensate ?

23 dicembre 2011

Mustache – template logic-less, con i baffi

minddriven-logo-mustache

È sempre un piacere trovare un nuovo strumento che risolve in maniera egregia un’esigenza su cui volevamo, da tempo, metterci al lavoro.

L’idea di scrivere un engine generico per renderizzare dei template di testo mi solleticava da tempo, e in Mustache ho trovato (per puro caso), una soluzione davvero ottima ed elegante che supera di gran lunga ciò che volevo scrivere.

Cosa fa Mustache ? Riceve in input un template di testo e una struttura dati generica. Restituisce in uscita un documento di testo contenente il ‘rendering’ dei dati nel template.

Si tratta di uno strumento rivoluzionario ? No. Esistono tanti meccanismi, in tanti linguaggi e piattaforme, per fare la stessa cosa.

Cosa ha di bello Mustache ? Mustache si distingue dagli altri per l’immediatezza della sintassi, per la disponibilità su diverse piattaforme e linguaggi (Ruby, JavaScript, Python, Erlang, PHP, Perl, Objective-C, Java, .NET, Android, C++, Go, Lua, ooc, ActionScript, ColdFusion, Scala, Clojure, Fantom, CoffeeScript, D, node.js), e per l’approccio ‘logic-less’ (ovvero senza condizioni, cicli e altri meccanismi tipici dei linguaggi di programmazione).

Logic-less ? Sì e no. Niente cicli, condizioni, scelte. In realtà non è del tutto vero: la logica c’è eccome, ma viene nascosta in maniera abbastanza elegante con una sintassi pulita e intuitiva.

Vogliamo fare un esempio ? E facciamolo.

Supponiamo di avere una struttura dati Utente con campi Nome, Cognome, Età. Per visualizzare la struttura in una pagina HTML potremo usare un template simile al seguente.

Ciao <b>{{Nome}} {{Cognome}}</b>, non mi avevi detto di avere {{Eta}} anni !

I ‘baffi’, come potete intuire, sono le parentesi graffe che distinguono i tag di Mustache. I tag identificano i campi della struttura e, in questo caso, permettono l’inserimento ‘brutale’ del contenuto nel template.

Qualcosa di più complesso ? Supponiamo di avere una collezione di strutture di questo tipo. Un template che sia in grado di mostrare tutti i record sarà scritto come segue:

<b>Utenti</b>
<ul>
  {{#Utente}}
   <li>{{Nome}} {{Cognome}}</li>
  {{/Utente}}
</ul>

In questo caso ecco il ciclo ‘nascosto’ dai tag di Mustache. Tutto ciò che si trova tra il tag di apertura {{#Utente}} e il tag di chiusura {{/Utente}} viene duplicato per il numero di record nella collezione.

Tutto qui ? Per cominciare.

In realtà il manuale descrive un’altra decina di varianti nei tag e nelle regole che permettono di realizzare rendering ben più complessi. Un demo interattivo permette anche di giocare un po’ con il meccanismo per capire bene il funzionamento prima di fare ‘danni’ con il proprio codice.

Le potenzialità di questo strumento, se ne sentivate l’esigenza, emergono subito. Separare layout e dati è sempre una bella pratica da seguire con assiduità, ma quante volte vi siete ritrovati con la formattazione HTML all’interno del vostro codice lato server ? (“Solo stavolta, è un piccolo tag, lo toglieremo appena possibile”)

Mustache vi da una mano in questo senso, rendendo molto più immediato realizzare anche piccoli template ‘volanti’ da renderizzare parzialmente, ma sempre separando dati e codice dal layout. La capacità di essere inserito in molti linguaggi e piattaforme, inoltre, rende Mustache particolarmente appetibile per condividere, ad esempio, la stessa logica sia lato client (in javascript) che lato server (C#, Ruby o PHP).

Volendo infine sbizzarrirci, Mustache non è necessariamente limitato al web e all’HTML. Può essere usato per generare qualunque formato di testo: documenti, immagini SVG, codice sorgente, metadati. A voi le idee e gli spunti.

In ogni caso, utile o meno, vi consiglio di ‘fare un giretto’ sul sito ufficiale e di provare a giocare con la sintassi. Potrebbe piacervi.