Il buon senso è gratuito - il software non sempre

03 dicembre 2009

[geeksfera] cubicoli a perdita d’occhio

Cubicle_land
Il cubicolo si può definire anche come il tipico layout inserito in un open space che viene proposto nell'iconografia aziendale degli USA, e spesso anche in Italia.

Proposto in una marea di film che mostrano uffici con programmatori (da “Matrix”, a “Impiegati Male”, a “Jumping Jack Flash”), e portato probabilmente alla massima notorietà dalle strip di Dilbert, il cubicolo rappresenta in realtà un layout che è ottimizzato per produrre il massimo numero di aree di lavoro isolate in un singolo ambiente.

Che questa organizzazione sia efficace ed efficiente, è da dimostrare.

Sicuramente è tipica di quelle grandi organizzazioni che devono ottenere vantaggi immediati (spazio utilizzato, costi) a discapito della qualità del risultato (scarsa comunicazione, morale sotto i piedi, impiegati disinteressati al progetto).

Alimentazione e cavi

La presenza di pareti divisorie permette di far passare i cavi praticamente ovunque. Questi possono essere inseriti nelle intercapedini tra due cubicoli, consentendo quindi non solo di tenere tutto in ordine, ma anche di poter 'entrare' con le prese in praticamente ogni punto del singolo cubicolo.

Concentrazione

Le distrazioni sono ridotte al minimo e, anche se si parla di open space, di solito non sembra che il livello di volume esterno al cubicolo possa influenzare la capacità di concentrazione del programmatore.

Comunicazione tra colleghi

La comunicazione tra programmatori in un ambiente disposto a cubicoli è ridotta al minimo.

La necessità infatti di doversi alzare e spostare per mezza azienda ogni volta che si deve parlare con un collega è abbastanza noiosa da spingere il programmatore a non alzarsi dalla postazione se non per mangiare o andare in bagno. Può andare bene se ogni singolo impiegato deve svolgere attività isolate, ma se lavorate in team è evidente che la situazione può diventare insostenibile.

Facilità di passaggio

Di solito i cubicoli sono organizzati ad 'isolati', attraverso i quali passano le vie di passaggio. Attraversare la stanza per passare da un capo all'altro può essere semplice, ma non è detto che si possa dire lo stesso per raggiungere un cubicolo confinante: può essere necessario infatti ‘aggirare’ l'isolato per raggiungere una destinazione distante solo pochi centimetri in linea d'aria.

Flessibilità

Sebbene siano strutture pensate per essere smontate e rimontate, spesso i cubicoli rimangono fissi a lungo.

Sono infatti talmente vicini tra loro che decidere di spostarne o ridimensionarne uno o due diventa impossibile, ed è più probabile che l'intero ufficio sia riorganizzato completamente.

SPMQ – Sviluppatori per Metro quadro

Tanti, tanti sviluppatori. Per la gioia dei manager, ma a volte solo per la loro. Anche se efficente dal punto di vista organizzativo e di ottimizzazione dello spazio, la ‘cubicle land’ non rappresenta l’ambizione massima per lavoratori che per diverse ore hanno bisogno di sfornare prodotti intellettuali che richiedano comunicazione, ispirazione e creatività.

25 novembre 2009

[userinterfaccia] Stripes, un nuovo concetto di interfaccia utente

Martin Gimpl, un neolaureato all’università dell’arte e del design di Helsinki, ha presentato come tesi di laurea Stripes, un prototipo relativo allo studio di un nuovo tipo di interfaccia utente utilizzabile come shell all’interno dei sistemi operativi.

Stripes è molto interessante, e propone un’interfaccia facile da usare, scalabile con facilità verso il basso (Stripes Mobile mi sembra semplice da realizzare), e probabilmente abbastanza adatta all’uso su touch screen.

Se quel campo ‘Action’ poi fa anche da launcher con autocompletamento, allora siamo a cavallo..

La caratteristica più bella ed innovativa a mio parere è il menu dei comandi posto sulla destra delle applicazioni. Se ci fate caso, si aggiorna automaticamente con i comandi contestuali (evidenziati in giallo) man mano che vi spostate nella finestra principale e selezionate diversi oggetti. Il risultato è molto comodo e funzionale, così come il campo di ricerca dei comandi posto in cima al menu. Trovare quello che serve diventa molto efficente senza dover esplorare tutti i menu e sotto menu.

Stripes è presentato sia sotto forma di video (vedi sotto) che come prototipo interattivo. Il prototipo è sicuramente meno curato e completo ma da un’idea abbastanza precisa di come può comportarsi questa interfaccia.


Bel lavoro, e speriamo che queste idee siano di ispirazione per il software di prossima uscita…

[geeksfera] faccia al muro !

Con questo post inizio un breve e superficiale viaggio tra le possibilità che ha un team di disporre le scrivanie all’interno di un ufficio, e dei vantaggi (o svantaggi) che ne derivano, soprattutto per quanto riguarda il duro lavoro di sviluppo del software.

Premetto fin da subito che, negli uffici reali, il confine tra diverse tipologie di layout è molto labile. Il più delle volte si assiste ad una disposizione ibrida, con un’idea iniziale integrata dall’inserimento di nuove postazioni negli unici spazi rimasti liberi.

geeksfera-al-muro

Con ‘faccia al muro’ mi riferisco alla possibilità di allineare tutte le scrivanie lungo le pareti, e di lavorare guardando direttamente il muro.

Questa disposizione facilita l'uso attivo delle pareti, il collegamento dei cavi e il passaggio, ma allo stesso tempo limita il numero delle postazioni in relazione alla lunghezza delle pareti libere.

Si può considerare seriamente questo layout se i programmatori si spostano spesso, se lavorano in coppie non stabili (es. pair programming), se fate frequentemente riunioni o briefing veloci (al centro della stanza) oppure se l'ufficio è irregolare o lungo e stretto.

Alimentazione e cavi

Questa disposizione è eccellente per il collegamento dei cavi. Tutti a disposizione, al meglio e a portata di mano, se le canaline passano lungo il muro poco al di sopra, o al di sotto, rispetto ai piani di lavoro.

Concentrazione sul lavoro

Un altro vantaggio di questa disposizione è rappresentato dalla disponibilità di una parete, di fronte a sé, su cui disporre lavagne, rapporti di planning, specifiche, user stories, ecc.
Questo è spazio che non solo favorisce la concentrazione ed elimina le distrazioni, ma è anche utilizzabile attivamente, perché serve al progetto.

Ok, se uno sviluppatore vuole può anche appendere il calendario di Pamela Anderson seminuda o un poster di Bill Gates, ma averli davanti agli occhi tutto il giorno non aiuta certo la produttività..

Comunicazione tra colleghi

La comunicazione è comoda sia tra colleghi seduti fianco a fianco che tra colleghi ai capi della stanza. In questo ultimo caso bisogna solamente voltarsi per comunicare con un altro teammate.

Il rischio però è quello di cominciare ad alzare troppo la voce, disturbando tutto il team. Meglio provare a spostarsi direttamente con la sedia: è facile se il centro della stanza è sgombro.

Questa disposizione risulta comoda anche se siete abituati a tenere dei micro-meeting (o standup meeting) ad inizio o a fine giornata: la riunione può essere fatta al centro dell'ufficio, in piedi o seduti, con tutti i componenti del team disposti in cerchio. Tutti avranno possibilità di prendere parola e di partecipare attivamente alla conversazione. Può essere anche una scena particolarmente divertente quando il team manager chiude la riunione e tutti i programmatori si voltano verso le postazioni di lavoro all'unisono (magari gridando uh-ah, se si sentono rudi programmatori spartani).

A questo proposito consiglio sempre la formula della riunione in piedi, anziché sulle sedie, se volete mantenere la riunione corta ed efficace. Nessuno si rilasserà particolarmente, e sarà più veloce lo scambio di informazioni. Il cerchio dei programmatori, in assenza delle sedie, può inoltre essere ristretto ulteriormente.

Facilità di passaggio

Proprio per la presenza di spazio vuoto, l'accesso alla stanza e lo spostamento tra una postazione ed un'altra risultano molto comodi. Per farne buon uso è necessario mantenere la stanza sgombra e pulita.

Flessibilità

Se disponete le scrivanie a fronte muro non avete poi tante possibilità di variarne la disposizione, se non cambiando i muri. Tuttavia avete il vantaggio di disporre di un'area libera al centro dell'ufficio, che può essere occupata, anche temporaneamente, da nuove postazioni.

SPMQ – Sviluppatori per Metro quadro

Questo layout non è particolarmente ottimizzato: un mucchio di spazio libero al centro della stanza non occupato da sviluppatori potrebbe far storcere il naso ai dirigenti aziendali, anche se il team dovrebbe apprezzare un pò di aria fresca e spazio di manovra.

La soluzione per aggiungere sviluppatori è .. aumentare le pareti. Inserendo pareti divisorie i muri aumentano automaticamente, ma a questo punto il layout ‘faccia al muro’ probabilmente comincia ad assomigliare ad un layout ‘cubicle land’.

E voi ?
Qualcuno di voi lavora all’interno di un layout di questo tipo ? Come vi trovate ?

24 novembre 2009

Google e il suo reparto di ricerca distribuito

Recentemente mi diverto a scherzare sulla antipatia che nutro verso Google tutte le volte che questi rilasciano qualche nuovo progetto, cosa che avviene quasi quotidianamente.

Si tratta dell’antipatia che si nutre verso i primi della classe, quelli che alzano sempre subito la mano, che consegnano per primi i compiti e lo fanno su fogli ordinati e puliti.

Questa antipatia nasce anche da una bella dose di invidia per una azienda che riesce ad essere innovativa nonostante la mole che ha raggiunto.

Si, perché quasi sempre le aziende di una certa dimensione fanno molta fatica ad innovare e a rinnovarsi in tempi brevi. E’ sempre presente un’inerzia nelle tecnologie e nel modo di pensare e agire di queste organizzazioni che è difficile smuovere o sradicare, magari quando il mercato improvvisamente si rinnova o accelera e si richiede un cambio di mentalità piuttosto veloce.

Un esempio recente è il caso iPhone, e lo scossone che ha provocato entrando a sorpresa nel mercato dei cellulari che era stagnante da molto, troppo tempo. E per stagnante non intendo nel numero di nuovi modelli prodotti all’anno, ma nel livello di innovazione tecnologica che questi modelli contenevano.
Ebbene, nonostante la forza dello scossone iPhone, non si sono viste poi queste grandi reazioni nella concorrenza se non una veloce e spesso inconcludente corsa a copiare o attaccare le caratteristiche peculiari del cellulare Apple (touch, online store, ecc.). Motorola, Nokia e compagnia bella sono in una situazione estremamente rischiosa, con un mercato che si evolve in fretta, nuovi marchi più innovativi (vedi HTC) che intaccano pesantemente le vendite e una posizione di svantaggio che li obbliga a rincorrere gli altri prima di riuscire a superarli.

E’ il classico difetto dei ‘grossi’. Si muovono lentamente.

Tornando a Google, mi rendo conto che l’azienda di Mountain View forse è davvero in grado di fornire un livello di innovazione e flessibilità che di solito è una delle caratteristiche dei ‘piccoli’.

E credo che questa capacità derivi, in buona misura, dal famoso Innovation Time Off, il 20% concesso ai dipendenti per sviluppare progetti personali.

Me ne rendo conto con chiarezza solo ora. Questo sistema non è solamente una trovata eccentrica per aumentare la motivazione del personale e sfornare qualche progettino per alimentare l’hype. Si tratta di un meccanismo molto efficiente per avere una divisione di Ricerca & Sviluppo distribuita su tutto il personale di Google, che significa avere un vasto bacino di idee molto differenti tra loro. E se si lasciano sviluppare molte idee differenti tra loro (alcune buone, alcune francamente da scartare), l’azienda ha la capacità di ‘pescare’ nel momento più opportuno quella più interessante e innovativa, sviluppandola nella direzione di un nuovo prodotto.

Se la dirigenza ha un buon occhio e non impone troppo le proprie idee, allora il potenziale è impressionante.

E se questo modello viene raccolto anche da altri ‘grandi’, a questo punto può fare paura anche alle piccole aziende, che spesso sono già piccoli centri di ricerca & sviluppo indipendenti ma che non hanno la forza e il ‘numero di neuroni’ dei colossi.

Che ne pensate ?

Update: mentre io ero focalizzato sulla potenza dell'Innovation Time Off per produrre molte più idee innovative rispetto ad una 'classica' divisione R&D che 'pensa' in una sola direzione, JP ne ha approfondito l'aspetto motivazionale in questo post.


18 novembre 2009

[userinterfaccia] iPhone Mockup

iphone-mockup-screenshot Ho segnalato in passato alcune collezioni di stencil (sia generiche che per iPhone) utili a chi preferisce disegnare velocemente dei prototipi durante la progettazione di interfacce utente.

Stavolta segnalo una vera e propria applicazione, disponibile online e completamente gratuita, che consente di progettare velocemente interfacce per iPhone.

iPhone Mockup di Lukas Mathis è un servizio web che, con semplicità disarmante, vi mette nelle condizioni di progettare e ipotizzare schermate per iPhone. Sono disponibili i controlli standard con la possibilità di inserire testi generici ed immagini in formato PNG. Il risultato può essere messo a disposizione di altri (clienti, ad esempio) condividendo un semplice link.

Sono disponibili due stili di visualizzazione: uno più schematico e pulito e un altro che fa apparire lo schema come se fosse disegnato a matita (con tanto di mozzicone di matita appoggiato sul disegno oppure chiazza di caffè lasciata dalla tazza).

Inutile dire che il secondo è il mio stile preferito.

La pagina è veramente ben fatta e gli schemi possono essere realizzati in secondi. Notevole (se vi venisse voglia di curiosare nel codice) la realizzazione tecnica: niente Flash, solo Javascript.

Consigliato !

29 ottobre 2009

Google Wave - contattami

Finalmente ho ricevuto un invito a Google Wave.

Ora, oltre a potermi bullare con gli amici e colleghi geek che non lo hanno ancora ricevuto, posso fare qualche esperimento con questo nuovo strumento di collaborazione che promette una rivoluzione nel settore.

Attualmente sto usando Wave per gestire brainstorming e idee a proposito di articoli, libri, post sul blog. Voglio anche utilizzarlo per pianificare eventi e attività di vario tipo. Per sperimentarlo decentemente, però, avrei bisogno di avere un buon numero di contatti in grado di lavorare insieme sulle wave che creo.

google-wave

Se avete già un account su Google Wave (per ora purtroppo non sono in grado di invitare nuovi utenti) e vi interessa ‘giocare’ più approfonditamente con questo strumento, non esitate ad aggiungere il mio indirizzo ai vostri contatti: scastelvetri@googlewave.com.

Grazie e a presto !

Update doveroso

Ho scoperto grazie ai commenti di Diego su un blog che una porzione di Google Wave, più precisamente il protocollo di comunicazione, è Open Source. Trovate gli interessanti riferimenti (e il codice sorgente) quì e quì.

27 ottobre 2009

VSS is dead ?

stu-vssSiamo tutti d’accordo sul fatto che Visual SourceSafe sia l’ultimo degli strumenti di controllo sorgente da usare in un progetto serio.

Per quanto non ritenga necessario passare a SourceGear Vault per una migrazione veloce del proprio progetto (un mio vecchio team ha migrato su SVN in un paio di giorni, con sorrisi e senza dolori), voglio segnalare il simpatico e memorabile approccio della campagna proposta dal sito VSS IS DEAD.COM.

Guardando le espressioni di sviluppatori depressi e disperati mi vengono in mente le reazioni dei miei ex colleghi quando si doveva aprire un sorgente in multiple checkout per consentirne la modifica da parte di più sviluppatori .. una vera tortura.

.. ora per fortuna si tratta solo di un brutto ricordo.

Grazie SVN, grazie Git ..

20 ottobre 2009

Meemi, il web made in italy che funziona

Questo post è una risposta ad amici e colleghi che hanno ricevuto un mio invito ad entrare in Meemi e mi hanno chiesto chiarimenti su cosa si tratta.

Presentando Meemi, si potrebbe definirlo un ‘twitter made in italy, più completo e strutturato’. Ma sarebbe una generalizzazione e una definizione piuttosto superficiale. meemi-intro

Parlando di funzionalità, Meemi può essere considerato una piattaforma di micro blogging. In sostanza si tratta di una specie di Twitter ma senza la limitazione dei 140 caratteri e con la possibilità di inserire testi, citazioni, link, video ed immagini. Più simile a Pownce, forse, ma senza l’aridità e la claustrofobia che ha ucciso quest’ultimo.

Il fatto è che, parlando di applicazioni Web, sono convinto che non sia possibile confrontarle unicamente sulla base delle feature, ma anche e soprattutto sulla qualità della community che le utilizza.

In questo senso, Meemi è decisamente più familiare ed efficace rispetto a Twitter.

Chi segue questo blog sa che con quest’ultimo ho avuto un rapporto difficile. Su Twitter cerco di farmi ascoltare in mezzo ad una immensa cacofonia di messaggini cippittosi, spesso illeggibili o spammosi, in cui gestire un raro botta e risposta è tanto confusionario quanto insoddisfacente. E spesso ho la sensazione che a nessuno interessi leggere quello che scrivono gli altri.

Su Meemi, al contrario, posso avviare una discussione interessante (o futile che sia), e scambiare opinioni insieme ai contatti diretti o ai classici ‘amici degli amici degli amici’ scoprendo persone con le quali ho tante cose in comune. E tutto questo in modo semplice e lineare.

In più, si tratta di un prodotto web italiano al 100%. Se vi sembra poco.

Ed è per questo, amici e colleghi, che vi ‘stresso’ per raggiungermi su Meemi. Lasciate perdere Twitter e Facebook.

Raggiungetemi con questo link !

13 ottobre 2009

[fuori tema] Astronave Hope

copertina_astronave_hope Spesso, nella SF tradizionale, si assiste ad un tripudio di logica ed intelligenza in cui alieni e umani, cattivi e protagonisti agiscono con coerenza, sensatezza, strategia. Una delle cose che rendono veramente godibile la letteratura di Douglas Adams è, invece, la consapevolezza che umani e alieni possano fare Cose Incredibilmente Stupide. Quel genere di cose, per intenderci, che farebbero sollevare di parecchio il sopracciglio a Spock. 

Questa concessione alla stupidità rende i romanzi di Adams più vitali e vicini di qualunque romanzo di Asimov (senza nulla togliere al mitico Asimov, ovvio), se non altro per il fatto che stupidità e illogicità fanno parte della vita di tutti i giorni per la maggior parte di noi.

Tornando a Spock, ciò che accade in Astronave Hope gli farebbe alzare entrambe le sopracciglia, credo. Come nel migliore Douglas Adams, Daniele Savi propone un romanzo di fantascienza in cui debolezze e stranezze umane ed aliene sono protagoniste dell'intera vicenda, dall'inizio alla fine.

Con risultati esilaranti.

Il romanzo è fresco, leggibile, denso di trovate e citazioni e, appunto, divertente. Non anticipo la trama e non descrivo i personaggi. Leggetelo e basta.

Da segnalare inoltre la promozione in Rete del libro, che va dal video di avvertimento riguardo all'invasione Venster (è l'anno prossimo, preparatevi !) alla presenza di stream di messaggi che dall'astronave Hope vengono distribuiti direttamente su Twitter, Meemi, Facebook .. Infine, sul sito ufficiale, è possibile soddisfare la propria curiosità rivolgendo le proprie domande direttamente ai personaggi principali.

Insomma, non manca quasi nulla, se non il videogioco e il film.

Daniele, stiamo aspettando !

 

[P.S. il libro è acquistabile tramite Lulu sia in formato cartaceo che in formato PDF]

09 ottobre 2009

Pomodoro software o meccanico ?

Pomodori (1) Una caratteristica che mi è sembrata sempre piuttosto curiosa tra i praticanti della Tecnica del Pomodoro è la divisione ideologica in due gruppi antagonisti.

I ‘seguaci puristi’ del Pomodoro Meccanico, ovvero del timer da cucina proposto da Francesco Cirillo nel relativo libro, e i ‘geek’ tifosi del Pomodoro Software, ovvero di qualunque applicazione più o meno completa che sia in grado di simulare il classico pomodoro.

Premetto che entrambi gli strumenti hanno sia vantaggi che svantaggi:

. Il Pomodoro Meccanico è chiassoso, eccentrico, scomodo da usare in molte occasioni, specialmente in ambienti di lavoro open space in cui i colleghi possono essere ostili alla Tecnica.

. Il Pomodoro Timer può diventare inutilmente complesso, necessita di un computer e non permette quella manualità che rende più consapevole l’inizio di un pomodoro di lavoro.

Per quanto mi riguarda avevo iniziato usando il Pomodoro Meccanico, poi sono passato a vari Pomodori Software (tra cui il mio preferito, per Mac) per tornare nuovamente al timer da cucina. Ora mi destreggio tra i due tipi, dipende dalle giornate.

In realtà ho scoperto che faccio un uso diverso del Pomodoro Meccanico e del Pomodoro Software in base alle condizioni di lavoro in cui mi ritrovo.

In particolare ..

. Uso il Pomodoro Software quando la produttività è già a regime, l’ambiente di lavoro è tranquillo, non ci sono urgenze e tutto l’ufficio è allineato, rispettoso e consapevole dell’uso del Pomodoro.

. Uso il Pomodoro Meccanico quando devo ribadire / riaffermare nei confronti dell’ufficio il mio utilizzo di questa tecnica. E’ una forma di promemoria per tutti, valida in ambienti nuovi ma anche nei momenti in cui l’ufficio diventa confusionario o il rispetto del planning è a rischio a causa di imprevisti o urgenze. In questo caso un bel timer sonoro e visibile aiuta a dare un messaggio ai colleghi: “calma, sangue freddo e concentrazione nel lavoro”.

.. e voi, usate solo l’uno, solo l’altro, o entrambi ?