12 dicembre 2011

Sviluppare su tablet per l’utente che non ti aspetti

Qualche settimana fa ho fatto testare una app sviluppata per tablet Android ad un utente abituale di iPad.

E’ stato strano.

L’utente (che è esperto) ha capito in fretta come utilizzare l’app. Tuttavia tentava con una certa frequenza, ma senza ottenere risultati, operazioni come il pinch-to-zoom sulle pagine o lo swipe sulle liste.

Anche se non si è lamentato apertamente, credo che alla fine la user experience, perlomeno dal suo punto di vista, non sia stata ottimale.

Ragionando su questo scenario, mi sono reso conto che certe categorie di applicazioni per tablet devono avere un approccio più attento, perché si trovano potenzialmente di fronte ad un’utenza molto particolare.

Non mi riferisco al classico scenario consumer, che si presenta nel 99% dei casi, in cui l’app viene sviluppata per il marketplace dedicato a possessori di tablet iOS o Android.  Mi riferisco ad uno scenario in cui l’utenza dell’app è casuale. Non è la solita. Non è, quindi, composta dai proprietari dei tablet su cui gira l’app.

In questo scenario si possono inserire:

· Applicazioni enterprise.

· Chioschi elettronici.

· Controllo remoto, automazione industriale.

· Applicazioni per locali e attività commerciali.

Che categorie di utenti possiamo incontrare, in questo scenario ? Come possiamo distinguerli ? E come possiamo affrontare la user experience per ogni categoria ?

Provo ad estrarre alcune categorie.

L’utente casuale:

L’utente casuale può conoscere il dominio in cui opera l’applicazione, ma non è un esperto di tablet o interfacce touch.

Potrebbe essere intimorito dall’oggetto. Potrebbe persino trovarsi in imbarazzo a toccare lo schermo.

In questo caso occorre limitarsi all’interattività minima, consentendo operazioni come il tap ma non andando troppo oltre (già un trascinamento o uno swipe potrebbero essere troppo complessi per questo utente).

L’uso moderato di haptic feedback e la capacità di evidenziare gli oggetti attivi sicuramente possono essere di aiuto.

L’utente ‘indigeno’:

L’utente indigeno è quello che sa già utilizzare la piattaforma su cui avete sviluppato l’app. E’ un utente iOS se avete sviluppato per iOS. E’ un utente Android su avete sviluppato per Android.

Si tratta di una situazione ideale, rapportabile al contesto in cui si sviluppano le app per ‘marketplace’.

Con questa utenza si possono fornire gesture avanzate e concetti specifici della piattaforma, così come si progetta l’app per un normale marketplace: non si dovrebbe correre il rischio di mettere troppo in imbarazzo questo tipo di utente, che possiamo tranquillamente considerare come una sorta di ‘power user’.

L’utente ‘straniero’:

L’utente straniero è quello abituato all’altra piattaforma. E’ l’utente iOS se avete sviluppato per Android. E’ l’utente Android se avete sviluppato per iOS.

Questo utente è pratico di tablet e possiede da tempo un device con piattaforma ‘concorrente’. Il suo essere abbastanza disinvolto su un’altra piattaforma lo può portare ad avere qualche problema quando usa la vostra app, perlomeno per quanto riguarda gesture o concetti ‘non comuni’.

Il contesto sembra una via di mezzo tra un utente casuale e un utente ‘indigeno’. Probabilmente l’utente ‘estraneo’ riuscirà ad utilizzare alcune gesture sofisticate, come ad esempio un trascinamento o uno swipe. Tuttavia potrebbe avere difficoltà nel suo tentativo di applicare gesture e operazioni diverse a quelle con le quali ha una certa familiarità. In questo caso occorre quindi concentrarsi su ‘cosa è comune’ tra le varie interfacce, ed evitare tutto ciò che è specifico.

Non dimentichiamo, anche se probabilmente sarà una preoccupazione inutile, che gran parte degli utenti di tablet e smartphone si è adattata ad una emotiva ‘guerra di religione tribale’, per cui ogni impressione lasciata dalla vostra applicazione sulla piattaforma avversaria sarà influenzata negativamente da una serie di luoghi comuni che non voglio nemmeno mettermi ad elencare. Credo che a questo proposito si possa fare ben poco, se non sperare in una graduale ma inevitabile ‘maturazione’ dell’utenza.

Una strategia corretta ?

Se ci si aspetta di dover affrontare un’utenza divisa in questi tre gruppi (casuale, indigeno e straniero), quale strategia può essere corretta per garantire una buona esperienza d’uso ?

Adottare il ‘minimo comune denominatore’ tra pattern ed elementi di interazione garantisce un buon livello di esperienza per tutte le fasce di utenza ma senza, purtroppo, eccellere.

Implementato il minimo indispensabile, trovo più corretto cercare di adottare qualche elemento di interazione specifico della propria piattaforma: si guadagna in termini di facilità d’uso perlomeno nei confronti degli utenti ‘indigeni’.

E’ pensabile di aiutare anche gli utenti ‘stranieri’ scimmiottando qualche tecnica specifica dell’altra piattaforma ? Non ci credo molto. Una caratteristica ‘emulata’ riesce sempre ad essere un passo indietro rispetto all’originale, e non da mai la stessa sensazione all’utente. Per quanto mi riguarda, io eviterei questo tipo di sforzo.

E’ davvero uno scenario non comune ?

In precedenza ho parlato di scenario non comune, limitato all’1% dei casi.

Ma, è davvero così ?

Il tablet non è uno smartphone. Il tablet è un oggetto decisamente meno personale di uno smartphone.

Collocandolo in uno scenario casalingo, possiamo ipotizzare che il tablet sia appoggiato sul tavolino a disposizione di chi passa. In questo caso, allora, possiamo anche immaginare una famiglia in cui il nonno è un utente ‘casuale’, i genitori sono utenti ‘indigeni’ e il figlio adolescente (in vena di ribellione) è un utente ‘straniero’.

Sembra ancora così lontano pensare ad un’utenza non specifica ? Cosa ne pensate ?

2 commenti:

  1. Direi il minimo-comun-deminatore come configurazione base + opzioni speciali per chi le trova nelle Impostazioni. :)

    Sul lungo andare, quando le interfacce dei tablet/smartphone saranno "roba normale" e probabilmente convergeranno anche, tutte e tre le tipologie di utente di cui parli convergeranno anch'esse. Quantomeno, speriamolo... :)

    JP

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  2. Sì, quasi sicuramente convergeranno, e credo convergeranno anche alcuni elementi di interazione che ancora faticano a trovare uno standard 'universale' (guerre dei brevetti permettendo) ...

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