2 marzo 2011

Dati on the Cloud – puoi storcere il naso, ma ..

Il recente problema di GMail, che ha fatto temporaneamente perdere messaggi di posta a un numero non piccolo di utenti, ha fornito nuovi argomenti a tutti coloro che da sempre criticano la possibilità di caricare dati ‘on the cloud’.

A parte gli estremismi di chi pensa che tutti debbano lavorare e pensare allo stesso modo, in generale le maggiori critiche al ‘cloud’ vengono dai geek abituati a lavorare sui loro dati, ad esserne responsabili, a volerli in qualunque momento senza vincoli di nessun tipo.

In pratica persone che vogliono (e sono in grado di) avere il controllo completo dei loro dati.

Qui mi soffermo un attimo e faccio una piccola considerazione.

Una domanda.

Quanti di voi geek hanno conoscenti, amici e parenti che non sono utenti esperti ?

E di questi utenti non esperti, a quanti di loro avete prestato, anche solo una volta, assistenza perché hanno pasticciato con il sistema operativo, perché hanno perso dati, perché gli si è disintegrata una partizione, e l’ultimo backup l’hanno fatto cinque anni fa ?

Non so voi.

La mia percentuale si avvicina al 100%.

E quindi faccio questo ragionamento.

Per utenti non esperti, non geek, non è forse molto più sicuro avere dati on the cloud ? L’inconveniente e la perdita di dati sono sempre in agguato, ma non è forse molto più sicuro che siano memorizzati su un server di Google piuttosto che nel disco di un utente che non effettua backup e ogni tanto va a toccare cose che non dovrebbe toccare ?

Per la cronaca: tutti i dati ‘persi’ di GMail sono stati recuperati.