Recentemente mi diverto a scherzare sulla antipatia che nutro verso Google tutte le volte che questi rilasciano qualche nuovo progetto, cosa che avviene quasi quotidianamente.
Si tratta dell’antipatia che si nutre verso i primi della classe, quelli che alzano sempre subito la mano, che consegnano per primi i compiti e lo fanno su fogli ordinati e puliti.
Questa antipatia nasce anche da una bella dose di invidia per una azienda che riesce ad essere innovativa nonostante la mole che ha raggiunto.
Si, perché quasi sempre le aziende di una certa dimensione fanno molta fatica ad innovare e a rinnovarsi in tempi brevi. E’ sempre presente un’inerzia nelle tecnologie e nel modo di pensare e agire di queste organizzazioni che è difficile smuovere o sradicare, magari quando il mercato improvvisamente si rinnova o accelera e si richiede un cambio di mentalità piuttosto veloce.
Un esempio recente è il caso iPhone, e lo scossone che ha provocato entrando a sorpresa nel mercato dei cellulari che era stagnante da molto, troppo tempo. E per stagnante non intendo nel numero di nuovi modelli prodotti all’anno, ma nel livello di innovazione tecnologica che questi modelli contenevano. Ebbene, nonostante la forza dello scossone iPhone, non si sono viste poi queste grandi reazioni nella concorrenza se non una veloce e spesso inconcludente corsa a copiare o attaccare le caratteristiche peculiari del cellulare Apple (touch, online store, ecc.). Motorola, Nokia e compagnia bella sono in una situazione estremamente rischiosa, con un mercato che si evolve in fretta, nuovi marchi più innovativi (vedi HTC) che intaccano pesantemente le vendite e una posizione di svantaggio che li obbliga a rincorrere gli altri prima di riuscire a superarli.
E’ il classico difetto dei ‘grossi’. Si muovono lentamente.
Tornando a Google, mi rendo conto che l’azienda di Mountain View forse è davvero in grado di fornire un livello di innovazione e flessibilità che di solito è una delle caratteristiche dei ‘piccoli’.
E credo che questa capacità derivi, in buona misura, dal famoso Innovation Time Off, il 20% concesso ai dipendenti per sviluppare progetti personali.
Me ne rendo conto con chiarezza solo ora. Questo sistema non è solamente una trovata eccentrica per aumentare la motivazione del personale e sfornare qualche progettino per alimentare l’hype. Si tratta di un meccanismo molto efficiente per avere una divisione di Ricerca & Sviluppo distribuita su tutto il personale di Google, che significa avere un vasto bacino di idee molto differenti tra loro. E se si lasciano sviluppare molte idee differenti tra loro (alcune buone, alcune francamente da scartare), l’azienda ha la capacità di ‘pescare’ nel momento più opportuno quella più interessante e innovativa, sviluppandola nella direzione di un nuovo prodotto.
Se la dirigenza ha un buon occhio e non impone troppo le proprie idee, allora il potenziale è impressionante.
E se questo modello viene raccolto anche da altri ‘grandi’, a questo punto può fare paura anche alle piccole aziende, che spesso sono già piccoli centri di ricerca & sviluppo indipendenti ma che non hanno la forza e il ‘numero di neuroni’ dei colossi.
Che ne pensate ?
Update: mentre io ero focalizzato sulla potenza dell'Innovation Time Off per produrre molte più idee innovative rispetto ad una 'classica' divisione R&D che 'pensa' in una sola direzione, JP ne ha approfondito l'aspetto motivazionale in questo post.
Ottimo post! :D
RispondiEliminaGoogle è ancora nella fase di crescita aziendale, quindi il paragone con altre aziende di pari calibro è viziato sulla tempistica.
Noto però che il fatto di essere retta da un triumvirato di tecnici-accademici comporta differenze abissali con altri "management noti" al punto che Google sembra ragionare in un modo terribilmente diverso da quello di molte altre aziende.
Una filosofia simile a quella di Google in Italia, per come siamo fatti, è altamente improbabile che si sviluppi, al limite dell'impossibile: investe pesantamente in R&D, punta su persone valide e qualificatissime (da noi a tratti non sanno manco cos'è un PhD mentre per loro è quasi l'entry-level!) e l'atteggiamento verso il dipendente appare "corporate" ma non troppo oppressivo (l'Innovation Time Off è un esempio).
Parliamo proprio della "giornata di sviluppo libero" settimanale per i dipendenti e facciamo due conti. Google ha circa 20.000 dipendenti. Supponiamo che la metà siano tecnici ("engineer") e ognuno usi 1 giorno alla settimana per seguire i suoi progetti in piena libertà.
Significa che Google ogni anno cede 52 giorni a ogni suo dipendente tecnico. Dividendo per 30 giorni, si ottengono 1,73 mesi per ciascuno dei 10.000 dipendenti di cui parlavamo.
In quasi 2 mesi all'anno, chiunque ha il tempo materiale di pensare, seguire e sviluppare almeno le basi di un qualunque suo progetto. Progetto che rimane a marchio Google e che se è particolarmente interessante produce soldi.
Ora vorrei sapere chi concede quasi 2 mesi "liberi" all'anno ad un dipendente per seguire quello che gli pare e piace.
Non mi stupisco che ogni settimana Google sforni qualcosa di nuovo. Anzi, mi stupisco che ogni settimana sforni solo una novità o poche... :)
Ciau! ^^
jp
Bel calcolo, quello dei 2 mesi all'anno. E' utile per fare un paragone con qualsiasi altra realtà del settore ..
RispondiEliminaProbabilmente è il modello di business di Google che permette di riservare questo spazio.
Considera però che non è assolutamente tempo perso, visto che pare abbia prodotto GMail, Google News e Adsense, nonchè il 50% degli ultimi prodotti lanciati da Google. Paragonandolo ai 'classici' progetti di ricerca e sviluppo sembra incredibilmente efficiente, perlomeno nei risultati prodotti finora ..